video presentazione progetto concorso Idee in movimento MLAC 2019
venerdì 30 novembre 2018
mercoledì 2 maggio 2018
Guardando con gli occhi di due liceali
fonte: Yawp - giornale di istituto del Liceo Scientifico "Vitruvio" di Avezzano, Febbraio 2018
In pieno centro, ad Avezzano (piazza Matteotti, sopra la Bottega Equa e Solidale), c’è una piccola comunità di inclusione e condivisione, risultato della proficua collaborazione tra la diocesi marsicana, la prefettura dell’Aquila e la passione di molte persone che si dedicano alla gestione del fenomeno migratorio nella Marsica e dintorni. Tra questi, Lidia e Cristina che ci hanno dedicato un venerdì pomeriggio per rispondere ad alcune delle nostre domande. Chiariamo innanzitutto di cosa stiamo parlando: la diocesi gestisce più strutture d’emergenza, tra cui la “Casa d’Accoglienza Straordinaria Giubileo” e si occupa di accogliere e guidare nel processo di integrazione piccoli gruppi di emigranti provenienti dai flussi dell’Africa Sub-sahariana, principalmente dalla Nigeria (a marzo aprirà un’ulteriore struttura, prevista all’interno di un progetto internazionale per creare un Corridoio Umanitario con l’Etiopia). Per permettere tutto ciò è necessario un team (volontario e non) di mediatori culturali, psicologi e figure educative come Cristina che ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento della lingua italiana. Gli ospiti della Casa seguono, tra le altre attività, un percorso d’istruzione fornito dal CIPIA, che è un programma ministeriale di istruzione in italiano, matematica e scienze, le cui lezioni si svolgono nell’edificio accanto al nostro Liceo. A questa educazione di base però, gli operatori della cooperativa ne accompagnano una con una maggior accortezza per lo sviluppo individuale dei ragazzi, portando i più preparati al conseguimento del diploma di licenza media. Altrettanto importante è l’intento alla base di questa iniziativa, che è quello di rendere autonomi sotto tutti i punti di vista i loro ragazzi, sollecitandoli all’indipendenza anche attraverso le piccole incombenze di tutti i giorni come la spesa e le pulizie domestiche. L’integrazione passa anche attraverso l’emancipazione e, in questo senso, anche una chiacchierata con il panettiere o con il cassiere può divenire fondamentale perché in qualche modo implica uno “sforzo” linguistico e relazionale con l’interlocutore. Un altro punto interessante della conversazione riguarda i famigerati 35€ (32, per la precisione) da cui il Centro riceve i finanziamenti. Sono soldi che vengono elargiti dalla prefettura a tutte le varie strutture di seconda accoglienza (non ai migranti!) e quindi affidati alla gestione dei vari amministratori e, punto dolente, alla loro buona fede. Ecco che emerge la differenza tra un caso virtuoso come quello che abbiamo visitato e quello di altri istituti il cui unico scopo è di ospitare il maggior numero di migranti (ricevendo più finanziamenti) garantendo solo servizi minimi come vitto e alloggio e poi lasciando che i propri ospiti si dedichino all’accattonaggio, soprattutto davanti gli ipermercati di Avezzano, mortificando quindi qualsiasi aspettativa di ascensione sociale. Non solo, questo business dell’accoglienza in luoghi sovraffollati impedisce qualsiasi possibilità di integrazione, danneggiando non solo i migranti ma la comunità intera che, per inciso, proprio per garantire integrazione li aveva finanziati. Invece, alla Casa d’Accoglienza i soldi vengono investiti fino all’ultimo centesimo, al punto da potersi permettere di destinare il 13% della somma ai poveri della parrocchia. Solo un pocket money di 2,50€ finisce direttamente nelle tasche dei migranti, mentre il resto viene ripartito tra le necessità della struttura e il finanziamento dei vari progetti di integrazione e di inserimento lavorativo. Insomma, il modello della “Casa d’Accoglienza Straordinaria Giubileo” ci è sembrato assolutamente positivo e replicabile, una forma di integrazione diffusa ma su piccola scala che accompagna, in un’atmosfera famigliare, l’immigrato a realizzare la sua autonomia sotto ogni aspetto. Lontani da ogni strumentalizzazione politica e dalla retorica dei politicanti, alla Casa d’Accoglienza si percepisce la voglia di fare e di costruire il futuro della nostra comunità marsicana. Una risorsa preziosa per il nostro territorio che meriterebbe più spazio e considerazione.
Mariapia Cerone e Agostino Cambise
DATI ALLA MANO
Qualche punto fermo utile per prevenire il rischio “fake news”:
2,5: i miliardi di euro spesi dall’Italia per l’accoglienza nel 2016 (0.15% del PIL nazionale)
130: i miliardi di euro ricavati dal lavoro di immigrati in Italia, ben l’8.9% del PIL nel 2016.
100: il numero di immigrati accolti nella Marsica l’anno scorso, meno di 1 ogni 1000 abitanti.
HOTSPOT: sono centri di prima accoglienza deputati al primo soccorso e all’identificazione degli immigrati ( Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto).
SPRAR: (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) sono invece centri di seconda accoglienza che si occupano di integrare l’immigrato a 360° nelle comunità locali, attraverso attività di inclusione sociale, scolastica, lavorativa, culturale.
CAS: sono “Centri di Accoglienza Straordinaria” che, nonostante la loro natura emergenziale e temporanea, costituiscono la via principale di accoglienza, vista la riluttanza dei comuni ad allestire dei centri SPRAR, nonostante la loro notevole convenienza (ad oggi, danno lavoro a più di 8000 italiani) e virtuosità rispetto al sistema CAS. (Fonti: Repubblica, lenius.it, Il Sole24ore, Wikipedia)
mercoledì 2 novembre 2016
Camminare insieme...con gioia
Il centro del nostro percorso sarà la comunità. Abbiamo l’intenzione, l’idea e la volontà di rimettere in cammino insieme, con gioia!.
Troppo spesso ci dimentichiamo dell’importanza del ruolo di costruttore attivo che la comunità svolge nella nostra società.
È dalla nostra comunità che passa la fraternità, la solidarietà, la voglia di costruire insieme percorsi di senso, la cura del territorio, la condivisione, l’attenzione a l’ultimo, l’amore.
L'attuazione di questi valori esige una conversione personale (ma anche comunitaria) per realizzare una Chiesa più autentica, fedele alla parola di Dio e attenta alle esigenze degli uomini in mezzo ai quali vive.
Il tema del nostro incontro racchiude lo stile di un triennio di LDF teso a riflettere sul senso delle cose. Rimane l'esigenza di una vita sobria intesa come riconoscimento e attuazione della gerarchia dei valori, per cui l'uomo si limita nell'uso dei beni economici al necessario, valutato con spirito di sincerità e di libertà, ma anche di solidarietà verso i fratelli.
Rimane forte il nostro impegno di credenti di inserirci concretamente nelle vicende umane con l'attività sociale e politica svolta nelle forme richieste dalla vocazione di ciascuno, «per far evolvere le strutture e adattarle ai veri bisogni presenti» .
Per camminare insieme la parrocchia rimane, nel nostro ambiente, una struttura di chiesa, che ha bisogno urgente di essere rinnovata e integrata, ma necessaria e insostituibile.
Insomma un impegnarsi verso tutti, fatto da donne e uomini pronti, concreti, capaci di gioire e di realizzare percorsi buoni per il futuro.
In questa riflessione ci faremo aiutare da Giuseppe Noterstefano, vice-presidente del settore adulti di AC
http://adulti.azionecattolica.it/giuseppe-notarstefano
mercoledì 27 aprile 2016
La Fatica della Carità...domenica 8 Maggio ad Avezzano
Si svolgerà Domenica 8 Maggio ad Avezzano, a partire dalle ore 15.00, presso l'Istituto delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù, l'incontro sul tema La fatica della Carità... I care ancora.
“Sull’educazione si misurano il nostro amore per il mondo ed il senso di responsabilità per il futuro”.
Allora in questo tempo dedicato alla misericordia è importante, imparare ed insegnare a dare!
Sul tema saremo aiutati a riflettere da Fabio Vando, responsabile dell'Area Promozione umana della Caritas di Roma
mercoledì 14 ottobre 2015
Sulla cura della casa comune
Per introdurre i nostri lavori del 7 e 8 Novembre, che ci vedranno impegnati sui temi dell'enciclica Laudato Si', vi invitiamo a leggere - qualora non abbiate già fatto - l'enciclica.
Di seguito, inoltre, trovate un primo approfondimento scritto da Luigi Alici, già Presidente dell'Azione Cattolica Italiana.
buona lettura
Cliccando su questo link puoi scaricare l'enciclica Laudato Si'
di
Luigi Alici
L'enciclica
di papa Francesco è un documento molto ampio e impegnativo, che
merita di essere letto più volte in modo attento e cordiale,
evitando - come purtroppo sta accadendo anche questa volta - di
usarlo unicamente per cercarvi una conferma ai propri
pregiudizi.
Provo a condividere solo una prima impressione, a cominciare da un particolare apprezzamento per la felice scelta del titolo: la citazione di Francesco d'Assisi (Laudato si') contiene l'invito ad assumere uno «sguardo diverso» (111) sul creato, centrato sugli atteggiamenti positivi dello stupore e della lode, della gratitudine e della gratuità: «Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode» (12). Il sottotitolo contiene quindi alcune parole-chiave per la comprensione del testo: il riconoscimento della «casa comune», che «è anche come una sorella, con la quale condividiamo l'esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia» (1), si collega all'idea di «una cura generosa e piena di tenerezza» (222).
«Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli» (53): questo giudizio severo costituisce la premessa fondamentale del testo; bisogna ammettere che siamo di fronte a una sfida epocale, che non è lecito ignorare o minimizzare. Questo punto di partenza spiega anche la natura in certo senso anomala dell'enciclica, che non si rivolge soltanto al mondo cattolico e agli "uomini di buona volontà" (secondo la formula di papa Giovanni), ma «a ogni persona che abita questo pianeta» (3).
Dinanzi alla gravità di questa sfida, papa Francesco non esita ad «assumere i migliori frutti della ricerca scientifica oggi disponibile» per «dare una base di concretezza al percorso etico e spirituale che segue» (15). Quest'approccio collega il dato della gravità a un principio di fondo, che può considerarsi - a mio avviso - la chiave interpretativa dell'intera enciclica: «Tutto è connesso» (117, 138). Sviluppando a un livello diverso l'idea di ecosistema, tale tema ricorre continuamente, anzitutto percollegare in modo esplicito e insistito l'approccio ecologico e quello sociale (49,93,139); quindi per motivare l'appello a una «solidarietà universale» (14), evocando temi particolarmente cari a san Giovanni Paolo II (molto citato): «L'interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune» (164). Per il cristiano tale appello si traduce nell'invito a riscoprire il dinamismo trinitario della creazione: «Tutto è collegato, e questo ci invita a maturare una spiritualità della solidarietà globale che sgorga dal mistero della Trinità» (240).
C'è dunque una solidarietà nel bene e nel male; rispetto a quella, stupenda e magnifica, che scaturisce dal disegno della creazione, il nostro tempo ce ne offre una controfigura inquietante: «quello che sta accadendo alla nostra casa» intreccia insieme deterioramento della qualità della vita e degradazione sociale; esiste infatti un'«intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta». Il primo capitolo ne offre una panoramica ampia e informata. Dinanzi a questi scenari «nessun ramo delle scienze e nessuna forma di saggezza può essere trascurata, nemmeno quella religiosa» (63).
Nel secondo capitolo tali dinamiche sono rilette alla luce della fede e se ne ricava un insegnamento fondamentale: «la creazione può essere compresa solo come un dono che scaturisce dalla mano aperta del Padre di tutti, come una realtà illuminata dall'amore che ci convoca ad una comunione universale» (76). Proprio in nome di una vera comunione universale, si guarda al messaggio francescano che proclama l'armonia di tutto il creato: «Suolo, acque, montagne, tutto è carezza di Dio» (84). La conseguenza è immediata e vincolante: «L'ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l'umanità e responsabilità di tutti» (95).
Non è possibile, dunque, ignorare «la radice umana della crisi ecologica» (terzo capitolo): fare i conti a viso aperto con «la globalizzazione del paradigma tecnocratico» significa misurarsi con la crisi dell'antropocentrismo moderno, e in modo particolare con la tentazione del relativismo pratico, quindi riconoscere la necessità di difendere il lavoro, e interrogarsi intorno al rapporto tra ricerca biologica e implicazioni etiche.
Per guardare oltre la crisi abbiamo bisogno, secondo papa Francesco, di «un'ecologia integrale» (quarto capitolo), che possa fare sintesi fra tutte le sue dimensioni (ambientale, economica, sociale, culturale…), senza dimenticare la vita quotidiana e mettendo al primo posto «il principio del bene comune» e della «giustizia tra le generazioni».
Il quinto capitolo, che suggerisce «alcune linee di orientamento e di azione», fa il punto della situazione in merito al dialogo sull'ambiente, a livello di politiche internazionali, nazionali e locali, invocando altresì un dialogo tra poltica ed economia e quindi tra scienze e religioni.
L'ultimo capitolo («Educazione e spiritualità ecologica») invoca infine una vera e propria «conversione ecologica», aprendo la fede cristiana alla prospettiva di un'alleanza tra umanità e ambiente, e quindi di un'autentica «fraternità universale» (228). L'idea di base si può riassumere così: «L'ideale non è solo passare dall'esteriorità all'interiorità per scoprire l'azione di Dio nell'anima, ma anche arrivare a incontrarlo in tutte le cose, come insegnava san Bonaventura» (233).
A una prima lettura, tre aspetti in particolare rendono questa enciclica, a mio giudizio, meritevole di profonda attenzione:
a) l'organicità della tesi di fondo: rispetto al dibattito attuale sui temi ecologici, da anni bloccato tra una difesa a oltranza dell'antropocentrismo (e quindi della tecnologia) e un estremismo biocentrico (quasi sempre anti-tecnologico), papa Francesco afferma con forza: «Non c'è ecologia senza un'adeguata antropologia» (118). L'unitarietà dell'approccio integra il piano scientifico, filosofico, sociale e ultimamente mistico: «Infatti non sarà possibile impegnarsi in cose grandi soltanto con delle dottrine, senza una mistica che ci animi» (216). Per questo motivo, fra l'altro, «non è neppure compatibile la difesa della natura con la giustificazione dell'aborto» (120). Da questo punto di vista, divinizzazione della terra e mito del progresso illimitato sono due facce della medesima medaglia; com'è possibile combattere la violenza contro l'ambiente e chiudere gli occhi sulla violenza dell'uomo contro l'uomo?
b) il radicalismo della proposta: papa Francesco non esita a levare alta la sua voce contro ogni tentativo di insabbiare o dissimulare il problema. «Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro» (194). Questo radicalismo sfida in modo aperto e politically incorrect gli stereotipi culturali, le abitudini di consumo individuale, le disattenzioni evasive della religione, il potere pervasivo della finanza e della tecnocrazia. Lo stesso appello a rallentare i consumi e ad «accettare una certa decrescita» (193)
s'inquadra in un principio radicale e semplicissimo, di cui siamo invitati a scoprire le potenzialità straordinarie: «meno è di più» (222);
c) la coerenza del metodo: in un testo come questo, che affronta questioni complesse, in larga misura dipendenti da informazioni empiriche, papa Francesco scrive un'enciclica in un certo senso anomala: per un verso, pienamente inserita nella tradizione cristiana (come documentano le citazioni, da san Tommaso a san Bonaventura, oltre a san Francesco) e molto attenta al magistero dei pontefici che lo hanno preceduto, oltre che a vari documenti - molto belli - di episcopati nazionali (assente la Conferenza episcopale italiana, come in EG); per altro verso, il papa si mette umilmente in ascolto della scienza senza esserne schiavo, nomina filosofi contemporanei (come Ricoeur e più volte Guardini), si mostra consapevole della posta in gioco, accettando di affidarci un testo composito, ampio e impegnativo, dal quale non era possibile attenderci l'afflato unitario e intimamente "bergogliano" di Evangelium vitae. Grazie a questo metodo, viene messo in pratica concretamente un dialogo esemplare tra fede e ragione, arrivando persino a proporre due splendide preghiere finali, con due destinazioni diverse.
Ne risulta un approccio profetico e di grande realismo; dominato dalla speranza, preoccupato continuamente di censire e valorizzare esperienze esemplari e alternative - soprattutto nel micro - che meritano di essere incoraggiate, ma consapevole che abbiamo bisogno di un nuovo sguardo e di nuova sintesi, che interpella tutti noi, nessuno escluso, a fare un passo in avanti: «L'autentica umanità, che invita a una nuova sintesi, sembra abitare in mezzo alla civiltà tecnologica, quasi impercettibilmente, come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa» (112).
Provo a condividere solo una prima impressione, a cominciare da un particolare apprezzamento per la felice scelta del titolo: la citazione di Francesco d'Assisi (Laudato si') contiene l'invito ad assumere uno «sguardo diverso» (111) sul creato, centrato sugli atteggiamenti positivi dello stupore e della lode, della gratitudine e della gratuità: «Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode» (12). Il sottotitolo contiene quindi alcune parole-chiave per la comprensione del testo: il riconoscimento della «casa comune», che «è anche come una sorella, con la quale condividiamo l'esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia» (1), si collega all'idea di «una cura generosa e piena di tenerezza» (222).
«Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli» (53): questo giudizio severo costituisce la premessa fondamentale del testo; bisogna ammettere che siamo di fronte a una sfida epocale, che non è lecito ignorare o minimizzare. Questo punto di partenza spiega anche la natura in certo senso anomala dell'enciclica, che non si rivolge soltanto al mondo cattolico e agli "uomini di buona volontà" (secondo la formula di papa Giovanni), ma «a ogni persona che abita questo pianeta» (3).
Dinanzi alla gravità di questa sfida, papa Francesco non esita ad «assumere i migliori frutti della ricerca scientifica oggi disponibile» per «dare una base di concretezza al percorso etico e spirituale che segue» (15). Quest'approccio collega il dato della gravità a un principio di fondo, che può considerarsi - a mio avviso - la chiave interpretativa dell'intera enciclica: «Tutto è connesso» (117, 138). Sviluppando a un livello diverso l'idea di ecosistema, tale tema ricorre continuamente, anzitutto percollegare in modo esplicito e insistito l'approccio ecologico e quello sociale (49,93,139); quindi per motivare l'appello a una «solidarietà universale» (14), evocando temi particolarmente cari a san Giovanni Paolo II (molto citato): «L'interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune» (164). Per il cristiano tale appello si traduce nell'invito a riscoprire il dinamismo trinitario della creazione: «Tutto è collegato, e questo ci invita a maturare una spiritualità della solidarietà globale che sgorga dal mistero della Trinità» (240).
C'è dunque una solidarietà nel bene e nel male; rispetto a quella, stupenda e magnifica, che scaturisce dal disegno della creazione, il nostro tempo ce ne offre una controfigura inquietante: «quello che sta accadendo alla nostra casa» intreccia insieme deterioramento della qualità della vita e degradazione sociale; esiste infatti un'«intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta». Il primo capitolo ne offre una panoramica ampia e informata. Dinanzi a questi scenari «nessun ramo delle scienze e nessuna forma di saggezza può essere trascurata, nemmeno quella religiosa» (63).
Nel secondo capitolo tali dinamiche sono rilette alla luce della fede e se ne ricava un insegnamento fondamentale: «la creazione può essere compresa solo come un dono che scaturisce dalla mano aperta del Padre di tutti, come una realtà illuminata dall'amore che ci convoca ad una comunione universale» (76). Proprio in nome di una vera comunione universale, si guarda al messaggio francescano che proclama l'armonia di tutto il creato: «Suolo, acque, montagne, tutto è carezza di Dio» (84). La conseguenza è immediata e vincolante: «L'ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l'umanità e responsabilità di tutti» (95).
Non è possibile, dunque, ignorare «la radice umana della crisi ecologica» (terzo capitolo): fare i conti a viso aperto con «la globalizzazione del paradigma tecnocratico» significa misurarsi con la crisi dell'antropocentrismo moderno, e in modo particolare con la tentazione del relativismo pratico, quindi riconoscere la necessità di difendere il lavoro, e interrogarsi intorno al rapporto tra ricerca biologica e implicazioni etiche.
Per guardare oltre la crisi abbiamo bisogno, secondo papa Francesco, di «un'ecologia integrale» (quarto capitolo), che possa fare sintesi fra tutte le sue dimensioni (ambientale, economica, sociale, culturale…), senza dimenticare la vita quotidiana e mettendo al primo posto «il principio del bene comune» e della «giustizia tra le generazioni».
Il quinto capitolo, che suggerisce «alcune linee di orientamento e di azione», fa il punto della situazione in merito al dialogo sull'ambiente, a livello di politiche internazionali, nazionali e locali, invocando altresì un dialogo tra poltica ed economia e quindi tra scienze e religioni.
L'ultimo capitolo («Educazione e spiritualità ecologica») invoca infine una vera e propria «conversione ecologica», aprendo la fede cristiana alla prospettiva di un'alleanza tra umanità e ambiente, e quindi di un'autentica «fraternità universale» (228). L'idea di base si può riassumere così: «L'ideale non è solo passare dall'esteriorità all'interiorità per scoprire l'azione di Dio nell'anima, ma anche arrivare a incontrarlo in tutte le cose, come insegnava san Bonaventura» (233).
A una prima lettura, tre aspetti in particolare rendono questa enciclica, a mio giudizio, meritevole di profonda attenzione:
a) l'organicità della tesi di fondo: rispetto al dibattito attuale sui temi ecologici, da anni bloccato tra una difesa a oltranza dell'antropocentrismo (e quindi della tecnologia) e un estremismo biocentrico (quasi sempre anti-tecnologico), papa Francesco afferma con forza: «Non c'è ecologia senza un'adeguata antropologia» (118). L'unitarietà dell'approccio integra il piano scientifico, filosofico, sociale e ultimamente mistico: «Infatti non sarà possibile impegnarsi in cose grandi soltanto con delle dottrine, senza una mistica che ci animi» (216). Per questo motivo, fra l'altro, «non è neppure compatibile la difesa della natura con la giustificazione dell'aborto» (120). Da questo punto di vista, divinizzazione della terra e mito del progresso illimitato sono due facce della medesima medaglia; com'è possibile combattere la violenza contro l'ambiente e chiudere gli occhi sulla violenza dell'uomo contro l'uomo?
b) il radicalismo della proposta: papa Francesco non esita a levare alta la sua voce contro ogni tentativo di insabbiare o dissimulare il problema. «Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro» (194). Questo radicalismo sfida in modo aperto e politically incorrect gli stereotipi culturali, le abitudini di consumo individuale, le disattenzioni evasive della religione, il potere pervasivo della finanza e della tecnocrazia. Lo stesso appello a rallentare i consumi e ad «accettare una certa decrescita» (193)
s'inquadra in un principio radicale e semplicissimo, di cui siamo invitati a scoprire le potenzialità straordinarie: «meno è di più» (222);
c) la coerenza del metodo: in un testo come questo, che affronta questioni complesse, in larga misura dipendenti da informazioni empiriche, papa Francesco scrive un'enciclica in un certo senso anomala: per un verso, pienamente inserita nella tradizione cristiana (come documentano le citazioni, da san Tommaso a san Bonaventura, oltre a san Francesco) e molto attenta al magistero dei pontefici che lo hanno preceduto, oltre che a vari documenti - molto belli - di episcopati nazionali (assente la Conferenza episcopale italiana, come in EG); per altro verso, il papa si mette umilmente in ascolto della scienza senza esserne schiavo, nomina filosofi contemporanei (come Ricoeur e più volte Guardini), si mostra consapevole della posta in gioco, accettando di affidarci un testo composito, ampio e impegnativo, dal quale non era possibile attenderci l'afflato unitario e intimamente "bergogliano" di Evangelium vitae. Grazie a questo metodo, viene messo in pratica concretamente un dialogo esemplare tra fede e ragione, arrivando persino a proporre due splendide preghiere finali, con due destinazioni diverse.
Ne risulta un approccio profetico e di grande realismo; dominato dalla speranza, preoccupato continuamente di censire e valorizzare esperienze esemplari e alternative - soprattutto nel micro - che meritano di essere incoraggiate, ma consapevole che abbiamo bisogno di un nuovo sguardo e di nuova sintesi, che interpella tutti noi, nessuno escluso, a fare un passo in avanti: «L'autentica umanità, che invita a una nuova sintesi, sembra abitare in mezzo alla civiltà tecnologica, quasi impercettibilmente, come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa» (112).
lunedì 27 aprile 2015
Sobrietà: i bisogni dell'uomo
Cari amici di seguito la prima parte dell'intervento sugli stili di vita sobri fatto da Mons. Armando Dini durante il nostro incontro tenutosi a Pescina.
Buona lettura
L’essere
umano è un essere complesso.
a)
L’uomo
è una creatura e in quanto tale è stata creata, non si è fatta da sé. Ciascuno
di noi ha ricevuto l’essere creatura, non se lo è dato e lo può perdere, solo,
con la morte. L’istinto di conservazione
è il primo istinto dell’essere umano, proprio quell’istinto che è il riflesso
psicofisico del nostro essere creatura.
b)
E
poi però siamo le uniche creature fatte ad immagine e somiglianza di Dio
(Genesi, inizio della Bibbia).
Se
mettiamo in relazione il principio della Bibbia e gli ultimi capitoli, Prima
Lettera di San Giovanni Apostolo, vediamo che siamo fatti ad immagine e
somiglianza di Dio e che Dio è amore.
Quindi
noi siamo fatti ad immagine di Dio che è amore e siamo fatti ad immagine
dell’amore. Quindi noi siamo creature che ci realizziamo soltanto quando siamo
amati e amiamo.
L’uomo
è una creatura speciale, fatta di imitazione di Dio. Il fallimento dell’uomo si
ha quando questo diventa egoista, il contrario dell’amore.
La
realizzazione dell’uomo sia ha quando l’uomo ama ed è amato.
D’altra
parte, a distanza di duemila e quattrocento anni (il libro della Genesi nella
forma attuale è stato redatto intorno al 500/400 avanti Cristo) gli psicologi
hanno riscoperto quello che ci diceva la Bibbia: cioè ci hanno detto che in
realtà è l’amore quello che realizza l’essere umano.
L’uomo,
come creatura, avendo ricevuto l’essere e temendo di perderlo – per istinto di
conservazione – deve fare di tutto per conservarlo.
Per
conservare il suo essere ha bisogno di mangiare, ha bisogno di bere, ha bisogno
di dormire, di casa, di vita sociale, di vita sociale di stima.
Questi
bisogni sono così fondamentali tra l’essere umano e gli altri che diventano
diritti umani.
Questi
bisogni hanno per centro il mio io.
Se
io mangio non posso dire ad un altro mangio io per te. Queste esigenze hanno
come centro di soddisfazione il mio io.
Se c’è
un centripetismo, questo ha come punto di arrivo il mio io. Se io non mangio,
se io non bevo, se io non dormo, muoio. Ho bisogno di queste cose. E finché
soddisfo queste mie esigenze in maniera equilibrata, è tutto giusto, sono miei
diritti. Nessuno mi può accusare perché mangio o dormo. Ma se poi esagero
allora vado al di là del giusto.
Per spiegare
questo concetto userò due tipi di vocaboli.
Bisogni
egotistici: cioè quelli che fanno parte della nostra realtà umana, le cose di
cui abbiamo bisogno realmente ed che è giusto ed umano soddisfare.
Bisogni
egoistici: quando prendo più di quello che serve a me, che mi è necessario. Ho
diritto di mangiare, ma se esagero divento egoista.
Egoismo
ed egotismo hanno per centro l’io. Però noi siamo fatti ad immagine di Dio, che
è amore e l’amore non ha come centro l’io, ma la persona amata.
Direbbe
Papa Francesco, uscire fuori di sè, non essere autoreferenziali!
Nell’amore
il punto di arrivo è la persona che amo nella sua realtà, amandola così come è
fatta. Per cui l’amore non può essere mai identico per due persone perché le
persone sono tutte diverse e quindi l’amore deve conformarsi alla persona che
tu ami.
Allora,
questi due movimenti che si esprimono l’uno centripeto verso l’io, con il
rischio dell’egoismo, l’altro centripeto verso la persona amata, sono movimenti
completamente diversi ed opposti.
Quindi
possiamo descrivere l’uomo come un essere drammatico: perché è chiamato all’amore,
si realizza con l’amore, però ha bisogno di tante cose.
Tutti
noi abbiamo avvertito questo contrasto.
lunedì 13 aprile 2015
Terzo evento...
Laboratorio Diocesano della Formazione
Diocesi di Avezzano
Se sei un educatore di Azione Cattolica ti recapitiamo questo
INVITO
Domenica 19 Aprile,
Ore 15.00, Cattedrale di San Berardo - Pescina
Scegliere stili di vita sobri
Interverranno:
don Giovanni Venti - Parroco della Cattedrale di San Berardo
Donatella Masci - Presidente Diocesana di Azione Cattolica
Mons. Armando Dini - Arcivescovo emerito di Campobasso e già Vescovo di Avezzano
Seguiranno lavori di sintesi, per dare concretezza al nostro agire.
L'evento terminerà alle ore 18.30
venerdì 27 marzo 2015
La Democrazia
terzo momento dell'incontro con Giuliana...
Fra
le cose dimenticate c’è la democrazia, che abbiamo ridotto unicamente al voto.
Ma
il voto da solo non serve proprio a niente. Questo ha una sua funzione
solamente se noi facciamo il controllo democratico, cioè se facciamo emergere
le necessità e le “sbattiamo” in faccia ai politici, chiarendo che altrimenti
il nostro voto non lo avranno più.
Senza
tutto questo non avrebbe senso aver fatto – nella nostra storia – cammini così
lunghi di democrazia.
Le
soluzioni ai nostri problemi le abbiamo se: ci attiviamo, se pensiamo, se
comunichiamo, se utilizziamo in maniera intelligente le opportunità che ci sono
date dalla tradizione della Chiesa, ma anche dal diritto.
Ci sono
molte cose del nostro diritto che non utilizziamo e capiamo la loro importanza
soltanto quando ci vengono tolte.
Nel
nostro percorso che è locale e globale, per passare dalla indifferenza alla
misericordia, dobbiamo avere occhi che sappiano guardare noi stessi e gli
altri;
Per
guardare noi stessi è fondamentale che decidiamo di fermarci per essere. Darci dei tempi di stop! Non
mettere una cosa dentro l’altra nella nostra giornata come se imbottissimo le
salsicce. Quasi, quasi, pensiamo che sia diventato un peccato mortale non avere
tutte le ore occupate.
Bisogna
elaborare, mettere insieme le nostre conquiste spirituali per essere arricchiti
e in questo modo facciamo la con-creazione delle idee.
Ascoltiamo
le idee che vengono dai luoghi della disperazione, della periferia.? Ascoltiamo
il grido dei poveri? Perché da lì, da dove c’è un problema, vengono le novità,
le soluzioni.
Dovremmo
avere un percorso che si muove su tre binari:
Vedere: per risolvere i problemi che noi stessi
abbiamo creato. Non c’è nessuna cosa che sia cattiva che non possa diventare
buona. Saper
vedere: nell’Apocalisse il verbo vedere è il più frequente, perché se non so
vedere non riesco nemmeno a giudicare e ad agire. Il vedere, oggi, significa
anche ascoltare e se ci pensate l’ascoltare significa anche vedere. Perché come
fai a vedere la povertà del tuo territorio se ognuno sta chiuso a casa sua? Se
non ascolti chi ha un disagio e cerca aiuto. Se non ascolti le storie, se non
ascolti i problemi non sai vedere.
Giudicare:
decido di essere e non solamente di esistere. Farsi un’idea concreta sui fatti.
Agire:
passo dal tempo tiranno al tempo ORA è il momento di prendere in mano la vita
del mio gruppo.
domenica 22 marzo 2015
L’educazione: maestri e testimoni
Questa volta abbiamo estrapolato dall'incontro con Giuliana Martirani, alcune riflessioni sul tema dell'educazione.Buona lettura.
Educere…
perciò siamo educatori.
Educere: tirare fuori, metter fuori, portar fuori dai nostri ragazzi i loro talenti con
i quali concreeranno con Dio, cioè ultimeranno nel loro spazio di vita un pezzo
di creazione con Dio.
Dio
poteva farsela tutta da se la creazione ma ha deciso di farci passare da servi
a figli e di ultimare con noi il creato.
Dio
ha deciso di farci partecipi della creazione; di concreare con lui.
Noi partecipiamo
alla creazione soltanto attraverso il nostro talento.
Ognuno
ha bisogno della conferma di ciò che è. Io ho scoperto man mano che ero un’educatrice,
confermata man mano dalla storia che ho avuto.
Però
per essere educatori c’è l’esigenza di essere comunicatori, di non essere dei
professori ma dei MAESTRI.
Siamo
dei maestri dei nostri figli, dei nostri alunni, dei nostri ragazzi? O siamo dei
professori, dei genitori, che hanno il dito puntato per giudicare e dire si fa
così e basta?
Giudicare
i nostri ragazzi, i nostri figli, i nostri alunni, non ha senso, perché ognuno
di loro vuole sapere quale è il proprio ruolo, la propria partecipazione, il proprio
talento.
Tirar
fuori i talenti dalle persone è un’arte difficile, perché significa aiutare a
concreare con Dio.
Dal
punto di vista dell’educazione, noi cattolici, avevamo degli strumenti che ci
derivano dalla tradizione (dal c.d. Magistero della Chiesa), che abbiamo messo
un po’ da parte, anzi li abbiamo banalizzati.
C’erano
nella tradizione delle figure di accompagnamento che erano maestri e testimoni.
Qualunque
mamma sa che si insegna ai propri figli soltanto attraverso la testimonianza,
senza usare troppe parole, facendo cose concrete.
Nel matrimonio
la tradizione aveva inventato la figura del testimone di nozze.
Oggi
cosa ne abbiamo fatto di questa figura? Prima il testimone di matrimonio era un
mediatore, una persona sempre pronta a ricomporre i conflitti, a stare vicino
alla coppia. Oggi il testimone di nozze – nella stragrande maggioranza dei casi
– non ha senso!
Nella
stessa direzione vanno le madrine e i padrini del battesimo. Chi sono oggi
queste persone? E che aiuto concreto danno ai genitori nella crescita reale del
bambino?
Nella
tradizione della Chiesa il padrino e la madrina di battesimo erano il passaggio
da due ( i soli genitori) a tre. Erano coloro
che aiutavano la mamma a dormire un po’ prendendosi cura del neonato; oppure
sostenevano la coppia durante il lavoro…
Anche
il padrino della Cresima doveva essere una persona che realmente faceva le veci
della madre o del padre e che provvedeva ad accompagnare il cresimato
adolescente a trovare la sua identità, in una fase della vita dove i genitori
sembrano essere – agli occhi del ragazzo – dei nemici.
Di tutto
ciò che cosa ne abbiamo fatto?
Oggi,
questa società, per andare incontro alle famiglie ha inventato i mediatori di
conflitti. Guardando dentro la tradizione della Chiesa , queste figure erano da secoli presenti nella nostra storia.
Abbiamo
sostituito ai nostri valori le bomboniere, più o meno grandi, e personaggi
evanescenti e poco solidi.
In
realtà le cose ci sono state date ma non le abbiamo utilizzate bene, le abbiamo
dimenticate.
Allora
è necessario riprendere i fili della nostra trama e tornare a riproporre un’educazione
fatta da Maestri, testimoni concreti di valori reali e non più evanescenti.
mercoledì 18 marzo 2015
Il Tempo e il sogno di essere persona...
Cari amici,
con questa pubblicazione iniziamo a proporvi alcuni estratti dell'incontro avuto Domenica 15 Marzo 2015 con Giuliana Martirani.
In questo primo brano Giuliana ci fa riflettere sul nostro rapporto con il tempo e su cosa voglia dire essere persona...
buona lettura
Noi
siamo molto occupati ad esistere e non ad essere. Siamo persone che esistono,
pressate da un tempo kronos, che non sono neanche capaci di cogliere il kairos,
cioè il momento in cui Dio si presenta, il momento in cui ti manda all’amico
oppure il momento in cui ti sta mandando una soluzione.
Noi
non ce ne accorgiamo neanche, perché siamo molto occupati ad esistere. Per fare
che?
Dobbiamo
recuperare il senso del viandante, del cammino, che è poi il senso della
tradizione cristiana. Dovremmo essere sempre pronti a camminare. Nel nostro
camminare dovremmo capire – come hanno fatto le tribù degli indiani d’America –
che è più importante il tempo che lo spazio.
Ma
come possiamo riprenderci questa dinamica di vita se siamo circondati da
“paccottiglia” che ci frena e ci impone altri ritmi di vita.
Basti
pensare che nella nostra casa ci sono – come media – almeno 10.000 oggetti (la
tribù dei Navajos – viandanti – porta con se, nei suoi spostamenti, appena
200/300 oggetti).
Possedere
tutte queste cose vuol dire dedicare tempo/lavoro per poter acquistare la casa
che conterrà i nostri oggetti;
un tempo/lavoro per la pulizia della casa (detersivi, oppure la colf);
e ancora di tempo/lavoro per mettere in sicurezza tutti questi oggetti (ad esempio assicurare l’automobile per non correre rischi);
tempo/lavoro anche per la manutenzione della casa (idraulico, elettricista…).
un tempo/lavoro per la pulizia della casa (detersivi, oppure la colf);
e ancora di tempo/lavoro per mettere in sicurezza tutti questi oggetti (ad esempio assicurare l’automobile per non correre rischi);
tempo/lavoro anche per la manutenzione della casa (idraulico, elettricista…).
In
questo dedicare il nostro tempo al lavoro, accade che non ci accorgiamo più
degli altri e rispondiamo spesso – a un figlio, un fratello, un’amica che vuole
confidarsi che ci dice “ho bisogno di parlarti, di sfogarmi” – a chi ci chiede
di essere ascoltato… non ho tempo devo lavorare!
Allora, forse il tempo lavoro per tutta questa
paccottiglia di cose superflue – non tutto è necessario – ci fa appesantire di
cose materiali, ma ci fa svuotare della spiritualità.
Dobbiamo,
quindi, iniziare a capire cosa è
necessario e cosa non lo è.
Dobbiamo
imparare a fare delle scelte.
Abbiamo
avuto il furto del tempo e questa è una cosa che ci priva delle relazioni. Le quali
relazioni sono quelle che ci costruiscono, che ci aiutano a comunicare.
Ma
comunichiamo qualcosa se abbiamo qualcosa da dire e soprattutto se siamo
qualcuno.
Se
non siamo niente… niente comunichiamo.
Ma
non comunichiamo più perché ci siamo dimenticati che dobbiamo essere e non
esistere.
Allora
essere è fondamentale.
IO
CHI SONO?!?
QUALE
E’ IL MIO TALENTO?!?
martedì 17 marzo 2015
Peccato e Misericordia Il Sole24Ore Domenica 15 Marzo 2015
Vi riportiamo di seguito una lettura, scritta da Dietrich Bonhoeffer pubblicata sulla Domenica del Sole24Ore.
Ogni giorno la comunità cristiana canta: «Ho ricevuto misericordia». Ho avuto questo dono anche quando ho chiuso il mio cuore a Dio; quando ho intrapreso la via del peccato; quando ho amato le mie colpe più di Lui; quando ho incontrato miseria e sofferenza in cambio di quello che ho commesso; quando mi sono smarrito e non ho trovato la via del ritorno. Allora è stata la parola del Signore a venirmi incontro. Allora ho capito: egli mi ama. Gesù mi ha trovato: mi è stato vicino, soltanto Lui. Mi ha dato conforto, ha perdonato tutti i miei errori e non mi ha incolpato del male. Quando ero suo nemico e non rispettavo i suoi comandamenti, mi ha trattato come un amico. Quando gli ho fatto del male, mi ha ricambiato solo con il bene. Non mi ha condannato per i misfatti compiuti, ma mi ha cercato incessantemente e senza rancore. Ha sofferto per me ed è morto per me. Ha sopportato tutto per me. Mi ha vinto. Il Padre ha ritrovato suo figlio. Pensiamo a tutto questo quando intoniamo quel canto. Fatico a comprendere perché il Signore mi ami così, perché io gli sia così caro. Non posso capire come egli sia riuscito e abbia voluto vincere il mio cuore con il suo amore, posso soltanto dire: «Ho ricevuto misericordia».
23 gennaio 1938
venerdì 13 marzo 2015
Papa Francesco annuncia il Giubileo straordinario sulla Misericordia
«Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. È un cammino che inizia con una conversione spirituale. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio». A due anni dalla sua elezione, nell'omelia della «liturgia penitenziale» con le confessioni in San Pietro, Papa Francesco annuncia l’indizione di un «Anno Santo della Misericordia», il cuore del suo pontificato: «Questo Anno Santo inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata Concezione e si concluderà il 20 novembre del 2016, Domenica di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo e volto vivo della misericordia del Padre». Gli Anni Santi ordinari celebrati nella storia della Chiesa fino ad oggi sono 26, l’ultimo fu il Giubileo del 2000 indetto da san Giovanni Paolo II.
Permetteteci di essere contenti e soddisfatti (non per noi ma per quello che possiamo fare)...il lavoro che in questi giorni stiamo portando avanti, organizzato insieme alla Prof.ssa Giuliana Martirani anticipa di nove mesi il tema del Giubileo e ci mette sul crinale di scelte - concrete - importanti. Un'occasione da non perdere!
Lasciateci esprimere la nostra gioia per aver saputo leggere un percorso di senso.
A domenica, allora, con convinzione, condivisione e concretezza.
La commissione LDF
Claudia, Giustina, Martina e Alfredo.
mercoledì 11 marzo 2015
A lavoro...
I laboratori che ci portano, all'incontro di Domenica 15 Marzo sono partiti.
Qualcuno ha già sperimentato la modalità di lavoro - concreto - che ci siamo dati.
Adesso sta a noi vedere cosa viene di buono dal nostro lavoro.
Intanto vi lasciamo alla riflessione scritta a quattro mani da Giuliana Martirani e don Tonino Bello.
ciao LDF
"Che cosa può venire di buono da Nazareth?".
Che cosa può venire di buono da Debrezeit,
da Addis Abeba, dai villaggetti africani?
Noi siamo venuti a dare, a portare!
A noi c'è rimasta questa idea: che i missionari,
le missionarie, sono quelli che vanno a portare aiuti.
Che cosa può venire di buono da Debrezeit,
da Addis Abeba, dai villaggetti africani?
Noi siamo venuti a dare, a portare!
A noi c'è rimasta questa idea: che i missionari,
le missionarie, sono quelli che vanno a portare aiuti.
Dovremmo dire ai missionari:
"Quando tornate qui da noi, in Europa,
riempite gli aerei, riempite le navi, portateci...
portateci... vi preghiamo, dei pacchi dono...
perché stiamo morendo non di fame,
ma morendo di tutti questi grandi valori.
Mandateci pacchi dono di speranza, di fiducia,
di solidarietà, che qui si muore!".
"Quando tornate qui da noi, in Europa,
riempite gli aerei, riempite le navi, portateci...
portateci... vi preghiamo, dei pacchi dono...
perché stiamo morendo non di fame,
ma morendo di tutti questi grandi valori.
Mandateci pacchi dono di speranza, di fiducia,
di solidarietà, che qui si muore!".
Una piccola nube si nasconde negli irreprensibili,
in Bartolomeo: la riluttanza a ricevere.
Dite la verità, non avete mai affermato, anche voi:
"Che cosa può venire di buono da Nazareth?".
in Bartolomeo: la riluttanza a ricevere.
Dite la verità, non avete mai affermato, anche voi:
"Che cosa può venire di buono da Nazareth?".
Forse questo è il vostro peccato, piccolo quanto volete,
ma che vi colloca tra gli ultimi, pure voi.
ma che vi colloca tra gli ultimi, pure voi.
Vi siete esercitati solo a dare, a ricevere no!
Da un drogato può mai venire qualcosa di buono?
Da una prostituta? Da un avanzo di galera?
Che cosa può dare mai un marocchino,
se non un pericolo di infezione?...
Da un drogato può mai venire qualcosa di buono?
Da una prostituta? Da un avanzo di galera?
Che cosa può dare mai un marocchino,
se non un pericolo di infezione?...
Don Tonino Bello e Giuliana Martirani
venerdì 6 marzo 2015
La Tenerezza della Misericordia... appuntamenti della Settimana
Di seguito vi riportiamo gli appuntamenti dei tre laboratori che anticipano e preparano l'incontro di Domenica 15 Marzo.
(coloro che non l'avessero fatto possono ancora iscriversi contattando direttamente gli animatori dei gruppi)
La misericordia di Dio all'uomo e alla Terra: risolvere povertà e afflizione.
Animatori: Claudia Di Biase e Alessandro Franceschini
Incontro, Martedì 10 Marzo ore 21.00 - Cattedrale di Avezzano c/o Sala Giovanni Paolo II.
La tenerezza verso se stessi: saper scegliere tra morte e vita
Animatori: Martina Giraffa e Danilo Rocchi
Incontro, Venerdì 13 Marzo ore 19 - San Giovanni c/o Asilo Vecchio.
La misericordia di Dio all'uomo e alla Terra: pianificare e progettare dalle opere di misericordia al welfare.
Animatori: Giustina Paciotti e Angelo Riccitelli
Mercoledì, 11 Marzo ore 19.oo - San Rocco.
domenica 1 marzo 2015
Evento Laboratorio Diocesano della Formazione 15 Marzo 2015
La
Tenerezza della Misericordia
Questo è il tema del secondo incontro organizzato
dalla Commissione del Laboratorio
Diocesano della Formazione, della Diocesi di Avezzano.
L’incontro è rivolto, almeno nella parte
laboratoriale, agli educatori di AC che hanno compreso, già da qualche anno (almeno
tre) quanto sia costruttivo saper servire con le giuste attenzioni educative.
L’appuntamento è fissato per Domenica 15 Marzo 2015 alle ore 15.00 presso
la Cattedrale di Avezzano (sala blu).
Dopo il saluto della Presidente Diocesana di AC
Donatella Masci, del parroco - assistente diocesano Don Claide Berardi, e una
breve introduzione dei lavori da parte della Commissione LDF, ci sarà una Lectio Magistralis tenuta dalla Prof.ssa
Giuliana Martirani dell’Università di Napoli Federico II.
A seguire i laboratori che avranno i seguenti temi
- La misericordia di Dio all’uomo e alla terra: Risolvere povertà e impoverimento afflizione e depressione.
- La tenerezza verso se stessi: saper scegliere tra morte e vita.
- La misericordia di Dio all’uomo e alla terra: Progettare e pianificare, dalle opere di misericordia al welfare.
Al termine dei laboratori si procederà a mettere in
comune il lavoro fatto e a proporre scelte concrete di cambiamento.
MODALITA’ di PARTECIPAZIONE
I partecipanti ai laboratori, dovranno individuare
il percorso (fra i tre sopra riportati) più consono ai loro interessi e
riferire la loro scelta al Presidente parrocchiale.
Il Presidente parrocchiale provvederà ad iscrivere
e comunicare alla commissione LDF i propri partecipanti all’evento (e-mail
ac.ldf.avezzano@gmail.com o contattando
telefonicamente Claudia) entro Giovedì 5 Marzo.
Gli iscritti saranno successivamente contattati
dagli animatori dei laboratori durante il week-end 6-8 Marzo.
Nella settimana (9-14 Marzo) antecedente l’evento
del 15 Marzo, i singoli gruppi sceglieranno le modalità per incontrarsi e
avviare – concretamente – il percorso.
N.B. la lectio
magistralis della Prof.ssa Martirani è aperta alla partecipazione di coloro
che ne abbiano interesse.
C.V. Prof.ssa
Giuliana Martirani
Giuliana
Martirani e' nata a Napoli nel 1945, meridionalista,
docente universitaria di geografia politica ed economica e di politica
dell'ambiente.
- docente alla Facolta' di Scienze
Politiche dell'Universita' di Napoli 'Federico II';
- docente alla Lumsa di Palermo;
- docente dell'Istituto
interfamiliare della Famiglia Francescana di Nola, e dell'Istituto
pastorale calabro Pastor Bonus di Lamezia Terme;
- fa parte del direttivo
dell'International Peace Research Association (Ipra),
- e' membro di Pax Christi
- è membro del MIR
- ha insegnato alla Ottawa
University (Canada);
- è stata direttrice del Corso di
Educazione alla Pace, dell'International Peace Research Association (Ipra)
all'Interuniversity Centre, Universita' di Dubrovnik, Jugoslavia;
- è stata delegata ufficiale alle
Conferenze Onu sulla criminalità organizzata transnazionale (1994);
- è stata delegata ufficiale alla
IV Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla donna (Pechino, settembre
1995);
- esperta per il V
Programma Quadro della Commissione Europea relativamente agli
"Aspetti socio-economici dello sviluppo sostenibile in ordine a
cambiamenti globali, clima e biodiversità;
- è stata analista di scenario ed
esperta per lo sviluppo sostenibile del Progetto Posidonia della Provincia
di Napoli nell'ambito del Programma Terra della Commissione Europea;
- ha collaborato con gli Istituti
Regionali di Ricerca Sperimentazione e Aggiornamento Educativo (Irrsae) di
Veneto, Campania, Toscana, Lombardia;
- è stata delegata della
Commissione Giustizia Pace Salvaguardia del Creato della Conferenza
Episcopale Campana;
- ha animato un gruppo su Impegno
sociale e politico al III Convegno della Chiesa Italiana (Palermo 1995) e
sull'Interculturalismo alle Settimane Sociali (Napoli, 1999);
- è membro del Progetto Policoro e
l'Imprenditoria Giovanile nel Mezzogiorno;
- è docente di Giustizia pace
salvaguardia del creato e Pace e nonviolenza alla Facolta' di teologia
della famiglia Francescana di S. Angelo in Palco (Nola);
- è stata presidente
dell'International Fellowship of Reconciliation - sezione italiana -
Movimento Internazionale della Riconciliazione (Ifor-Mir, con stato
consultivo presso Unesco ed Ecosoc);
- come membro del direttivo
dell'International Peace Research Association (Ipra, con stato consultivo
presso le Nazioni Unite) ha creato molte "Universita' verdi",
"Scuole popolari", "Istituti per la Pace",
accompagnandole con conferenze, seminari nonviolenti, e l'organizzazione
di numerosi convegni nazionali;
- collabora alla formazione per
Caritas italiana e Caritas Internationalis, Unione Superiore Maggiori
d'Italia (Usmi), Unicef, Agesci, Azione Cattolica, Federazioni italiane di
Organismi Non Governativi (Focsiv, Cipsi, Cocis), Legambiente, Pax
Christi, Fondazione G. Serio, Commissione francescana Giustizia Pace e
Integrita' del Creato, Terzo Ordine Francescano, Gifra. Comunita' di Vita
Cristiana (CVX) ed altri.
Ha
pubblicato
- La geografia come educazione
allo sviluppo e alla pace,
Dehoniane;
- A scuola dai poveri, Cittadella, Assisi;
- La geografia della pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino;
- Sviluppo, ambiente, pace, Emi, Bologna 1988;
- Gea. Un pianeta da amare, Edizioni Gruppo Abele, Torino
1989;
- Progetto Terra, Emi, Bologna 1989;
- Facciamo pace? Lavori di gruppo
e progetti nonviolenti per lo sviluppo, l'ambiente, la pace, Qualevita,1992;
- Giona, Qualevita, 1994;
- Facciamo politica!, Qualevita, 1995;
- (con Carola Fluto, Vittoria
Primack), Miriam. Un sogno di pace, giustizia e salvaguardia del creato,
La Meridiana, Molfetta 1995;
- La civiltà della tenerezza.
Nuovi stili di vita per il terzo millennio, Paoline, 1997;
- Il drago e l'agnello. Dal
mercato globale alla giustizia universale, Paoline, 2001;
- Maria Romero. Contempl-attiva al servizio
degli ultimi, Paoline, 2002;
- (con Antonio Bello), Fotografie
del futuro. Le beatitudini come stile di vita, Paoline, 2003;
- AA. VV., Pace! Voci a
confronto sulla Lettera enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII,
Paoline, 2003;
- (con Antonio Moroni, P.
Francesco Ghetti), Acqua e aria per la vita, Istituto Rezzara,
2004;
- La danza della pace. Dalla
competizione alla cooperazione,
Paoline, 2004;
- Viandante maestoso. La via della
bellezza, Paoline, 2006;
- Il cielo e la terra. Questioni
di donne del terzo millennio, Ave,
2008;
- (con Raffaele Nogaro), Rompere
gli ormeggi. Perché nessuno al Sud sia senza speranza, Tanzarella Sergio, 2010, Il Pozzo di
Giacobbe;
- Maria donna
bellissima. Preghiere per sgranare i giorni allegri e tristi, e per
fermarsi alle stazioni della vita, 2011, EMP;
- Spiritus. Preghiere per un nuovo stile di vita e
una mistica meridiana, 2011, EMP;
- Nord e Sud
(d'Italia, d'Europa e del mondo). Con CD Audio (illustrato)
Apes –
2013;
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